Terzo pilastro

Tracciabilità

Poter seguire ciò che si possiede.

Traceability and asset identification in agroforestry

Jaspall Swiss

In questo senso, la tracciabilità è la memoria organizzata di un attivo.

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Poter seguire ciò che si possiede

Un attivo può esistere. Un diritto di proprietà può essere stabilito. Ma occorre ancora poter mantenere, nel tempo, il legame tra l’attivo, il suo proprietario e gli eventi che segnano la sua esistenza.

Questo è il ruolo della tracciabilità.

In Jaspall Swiss non consideriamo la tracciabilità come una semplice accumulazione di documenti o dati. Essa risponde a una domanda molto più fondamentale:

possiamo seguire la storia di ciò che possediamo e comprendere come siamo arrivati alla situazione presente?

La tracciabilità costituisce così il terzo pilastro della nostra filosofia.

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La memoria del patrimonio

Ogni proprietà ha bisogno di una memoria.

Un bene attraversa il tempo. Può essere acquisito, trasmesso, trasformato, gestito da diversi soggetti o essere oggetto di nuovi diritti.

Senza continuità documentale, una parte di questa storia può progressivamente scomparire.

La tracciabilità cerca precisamente di preservare questa continuità.

Permette di collegare ciò che esiste oggi a ciò che esisteva ieri e, per quanto possibile, di conservare gli elementi necessari per comprendere le trasformazioni intervenute tra i due momenti.

In questo senso, la tracciabilità è la memoria organizzata di un attivo.

La tracciabilità è la memoria organizzata di un attivo.

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Dalla traccia alla prova

L’essere umano ha sempre cercato di conservare tracce di ciò che possiede e di ciò che trasmette.

Confini, atti, registri, catasti, inventari, certificati, numeri di identificazione: i supporti sono cambiati con le epoche, ma la funzione rimane.

Si tratta di creare una continuità sufficientemente chiara perché un terzo possa comprendere la relazione tra una persona, un diritto e un bene.

Un’informazione isolata non è tuttavia necessariamente una prova.

La qualità della tracciabilità dipende dalla coerenza degli elementi che la compongono, dalla loro origine, dalla loro conservazione e dal sistema giuridico o organizzativo in cui si collocano.

Per questo tracciare non significa semplicemente accumulare informazione.

Tracciare significa organizzare una continuità.

Identification label on an aquilaria treeTree identification and document control in agroforestry

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Quando la distanza aumenta

L’economia moderna ha permesso di detenere attivi e diritti situati ovunque nel mondo con una facilità che sarebbe stata impensabile qualche generazione fa.

Questa evoluzione offre possibilità considerevoli.

Aumenta però talvolta anche la distanza tra chi detiene un investimento e la realtà economica che si trova dietro di esso.

Sui mercati finanziari, le operazioni sono ampiamente registrate e sottoposte a meccanismi di tracciabilità particolarmente sofisticati.

Per l’investitore finale, tuttavia, la comprensione del percorso che conduce dal suo titolo all’attivo economico sottostante può diventare molto più complessa.

Tra i due possono intervenire società, fondi, veicoli giuridici, depositari, intermediari, crediti o diversi livelli di partecipazione.

L’investitore sa generalmente quale titolo detiene.

Può essere molto più difficile rispondere immediatamente a un’altra domanda:

a quale realtà economica precisa mi collega questo titolo?

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La tracciabilità non significa semplicità

Un attivo tangibile non sfugge a questa problematica.

Il semplice fatto che un bene esista fisicamente non basta a renderlo correttamente tracciabile.

Un albero può esistere senza che il suo proprietario possa identificarlo facilmente.

Un documento può esistere senza permettere di ritrovare l’attivo a cui si riferisce.

Un numero può essere attribuito senza sapere come sia stato creato o come ne sia assicurata la continuità.

La tracciabilità richiede dunque un’organizzazione.

Presuppone il mantenimento di una relazione coerente tra l’attivo fisico, la sua identificazione, i diritti che vi sono collegati, i documenti corrispondenti e le diverse tappe del suo percorso.

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Identificare senza confondere

Questa distinzione è particolarmente importante nel settore agroforestale.

Il terreno, l’albero, i diritti che lo riguardano, la sua gestione e i prodotti che può generare costituiscono realtà diverse.

Confonderle creerebbe precisamente l’opposto della tracciabilità ricercata.

Un approccio rigoroso deve permettere di distinguere, per quanto possibile:

ciò che è identificato,
ciò che è posseduto,
ciò che è gestito,
e ciò che è prodotto.

La tracciabilità diventa allora il filo che permette di collegare questi elementi senza confonderli.

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Una catena vale per la sua continuità

La tracciabilità non è mai un evento unico.

Non è acquisita semplicemente perché un documento è stato emesso all’inizio di un’operazione.

Deve poter accompagnare l’attivo nel tempo.

Un cambiamento di gestore, una trasmissione, una modifica di situazione o un’operazione sul bene non dovrebbero rompere inutilmente la continuità della sua storia documentale.

Una catena di tracciabilità è quindi meno una fotografia che un racconto.

Il suo valore si fonda sulla continuità tra le sue diverse tappe.

È anche per questo che una tracciabilità di qualità deve restare comprensibile. Una quantità considerevole di dati non garantisce necessariamente una migliore comprensione se nessuno può stabilire facilmente le relazioni tra essi.

Il suo valore si fonda sulla continuità tra le sue diverse tappe.

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Il digitale: strumento e non realtà

Le tecnologie digitali hanno profondamente migliorato la nostra capacità di registrare, cercare e trasmettere l’informazione.

Costituiscono strumenti preziosi per la tracciabilità.

Ma non devono essere confuse con ciò che rappresentano.

Una banca dati che descrive un albero non è l’albero.

Un numero di identificazione non è la proprietà.

Un file informatico non è la storia che cerca di conservare.

Il digitale acquista tutto il suo valore quando permette di documentare durevolmente una realtà che esiste al di fuori di esso.

Questa distinzione si collega direttamente alla nostra filosofia del tangibile: la tecnologia deve servire il reale, e non farci dimenticare che ne è solo una rappresentazione.

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Dalla trasparenza alla comprensione

Trasparenza e tracciabilità sono spesso avvicinate, ma non sono esattamente sinonimi.

Si può mettere a disposizione una quantità importante di informazioni e restare difficili da comprendere.

La vera tracciabilità deve permettere non solo di accedere all’informazione pertinente, ma anche di comprenderne la successione e le relazioni.

Per il proprietario di un attivo, l’obiettivo non è dunque disporre del maggior numero possibile di documenti.

È poter ritrovare gli elementi giusti, al momento giusto, e comprendere ciò che stabiliscono.

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Ridurre la distanza

Questa riflessione assume particolare importanza quando ci si interessa ad attivi non quotati o detenuti direttamente.

Nel private equity, negli attivi privati o nell’economia reale, l’informazione non è necessariamente prodotta e diffusa come su un mercato quotato.

La qualità della documentazione, del reporting e della catena informativa assume allora un’importanza particolare.

La prossimità con un attivo non garantisce automaticamente la sua trasparenza.

Crea piuttosto un’esigenza supplementare:

se scegliamo di avvicinarci all’attivo reale, dobbiamo anche essere capaci di comprendere meglio ciò che gli accade.

È questa esigenza che porta la nozione di tracciabilità.

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Tre principi, una stessa logica

I tre pilastri di Jaspall Swiss non sono infine indipendenti.

Costituiscono una successione logica.

Tangibile: partire da qualcosa che esiste realmente.

Proprietà: determinare precisamente quali diritti riguardano questa realtà e a chi appartengono.

Tracciabilità: preservare nel tempo il legame tra l’attivo, i diritti che vi sono collegati e gli eventi che compongono la sua storia.

L’uno senza l’altro rimane incompleto.

Un attivo tangibile di cui nessuno può stabilire i diritti pone un problema di proprietà.

Una proprietà perfettamente stabilita il cui attivo non può più essere identificato pone un problema di tracciabilità.

E una tracciabilità estremamente sofisticata non può mai sostituire l’esistenza di ciò che pretende di documentare.

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Conservare il filo

Il nostro terzo principio può quindi riassumersi così:

sapere ciò che esiste, sapere ciò che si possiede e poter conservarne il filo nel tempo.

La tracciabilità non elimina il rischio.

Non garantisce né il valore futuro di un attivo né la sua performance.

Apporta qualcosa di diverso: la possibilità di conservare una continuità intelligibile tra una realtà, i diritti che la riguardano e la sua storia.

Dopo aver scelto di partire dal reale e di stabilire chiaramente la proprietà, Jaspall Swiss considera questa continuità una condizione essenziale di un patrimonio che si desidera comprendere, seguire e trasmettere.